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Uomini sul fondo

 

 

All’inizio del film appare una frase

 

 

 

“Alla memoria degli equipaggi che più non riemersero dalle profondità del mare perché fosse nostro. Mare Nostro.”

 

 

Trama:

 

Durante le manovre di esercitazione il sommergibile A103, in fase di emersione, entra in collisione con il piroscafo Ariel, costretto a cambiare rotta per evitare un banco di nebbia. L’impatto produce  uno squarcio nella fiancata del sottomarino che affonda. Fallisce il tentativo di far ripartire il sommergibile in quanto incagliato sul fondale. Utilizzando il cilindro di salvataggio alcuni uomini riescono a risalire in superficie e a segnalare la posizione esatta. Accorrono le navi di salvataggio Titano e Ciclope, il pontone di sollevamento Anteo e due idrovolanti. Dopo alcune ore gran parte dell'equipaggio è stata tratta in salvo. Il comando militare prepara un piano per pompare aria nella parte allagata del sommergibile in modo da far uscire l'acqua che lo appesantisce e provare a disincagliarlo. Il comandante e i sette marinai Lanciani, Vennarini, Nelli, Ciacci, Leandri, Villosio e Giuma, nonostante la pressione atmosferica e il livello di anidride carbonica abbiano raggiunto livelli quasi insopportabili, decidono di rimanere a bordo per cercare di salvare l'imbarcazione.

 

I palombari riescono a saldare lo squarcio, ma non riescono ad aprire la valvola per pompare aria all'interno. Si potrebbe tentare di aprirla dall'interno, ma il locale idrovore è completamente invaso dal cloro e l'impresa sembra impossibile.

 

Il marinaio Leandri decide di sua iniziativa di tentare. Riesce ad aprire la valvola e a far passare l'aria, ma la sua mano rimane bloccata sotto la leva e l'uomo muore intossicato dai fumi. Il suo sacrificio consente però al sommergibile di disincagliarsi e ripartire. Una volta emerso il sommergibile viene salutato festosamente, ma subito cala il silenzio quando la bandiera viene issata a mezz'asta per onorare lo spontaneo atto di eroismo del marinaio Leandri.

 

Note

 

In una critica contemporanea al film si legge: «il De Robertis tenacemente e pazientemente scruta ed esprime la sua realtà; tutto ciò è una severa lezione e può suscitare nel nostro cinema una tendenza in più, il valore dato al cosiddetto ambiente, in funzione di coro, di atmosfera, talvolta di protagonista; in più ancora, un’esatta  intuizione di quali debbano essere i rapporti tra immagine e suono». 

 

“Il primo lungometraggio d'ambiente marinaro appare come un'autentica rivelazione, anticipatrice del neorealismo, per il taglio documentaristico del racconto, che descrive con grande verismo uomini, ambienti e situazioni.

 

Merita un posto d'onore tra i predecessori del cinema

 

“neorealistico” per la sobrietà del suo approccio semi- documentaristico, la rinuncia alla retorica militare, il sagace impiego degli attori non professionisti – tutti marinai della Marina – l'uso espressivo del montaggio cui probabilmente non fu estranea la lezione del cinema sovietico muto e del documentaristico britannico anni 30"

 

“Con stile austero e asciutto narra vicende con carattere corale, dove un gruppo di uomini lotta per la propria sopravvivenza in un contesto di estremo pericolo. Alcune sue produzioni spettacolari anticipano il neorealismo .