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Giuseppe Barison

 

Trieste, 5 settembre, 7 gennaio 1931

 

Nasce a Trieste da Francesco di professione sarto e Caterina Frausin. Da giovane fu notato per le sue capacità artistiche e fu sostenuto negli studi dalla nobile  Anna De Rin che gli fece frequentare lo studio del pittore Karl Emil Haase e in seguito l'Accademia di Belle Arti di Vienna. Nel 1877 partecipa alla Nona Esposizione di Belle Arti con il dipinto Isabella Orsini e il suo paggio. Prima di trasferirsi a Venezia si innamora di Giulia Rosa Desman. Il soggiorno romano non fu proficuo a casa delle critiche sul dipinto Muzio Attendolo Sforza  che si accanivano sulla postura del cavallo definita non naturale. In realtà il gusto dell'epoca era cambiato e Barisono si trovava a proporre un dipinto di matrice storicista in una città, Roma, che aveva ormai abbandonato tali soggetti. Si indirizzò verso la pittura di Giacomo Favretto. Iniziò a partecipare alle esposizioni organizzati dalla Società Veneta Promotrice di Belle Arti a partire dal 1880 e copiò il farmacista del maestro veneziano oltre a carpire i segreti di quella tradizione coloristica veneziana, mai passata di moda. Barison ritorna a Trieste con i figli avuti da Giulia (Arnaldo, Cesare ed Ester), fu accolto dai circoli artistici con rispetto ma anche con una certa freddezza. Furono due i quadri che lo colpirono maggiormente; uno, del napoletano  Michele Cammarano dal titolo La Rissa, caratterizzato da accenti patetici, un forte dinamismo e una assoluta teatralità nei gesti, l'altro del genovese Nicolò Barbabino dal titolo Quasi oliva speciosa, dal forte impatto sacrale rivisto in chiave simbolista che diede il la per il capolavoro nella produzione di Giuseppe Barison. La Rissa venne ripreso da Barison e tramutata in Dopo la rissa, mentre Quasi oliva speciosa in campis vide una sua personale e poetica versione nel 1899, a distanza di ben dodici anni. Con il '900 la sua pennellata perde in fluidità e sebbene la sua fama a Trieste cresca notevolmente sino a portarlo a realizzare i pannelli per la Cassa di Risparmio di Trieste nel 1912 raffiguranti I Costruttori e i Mercanti egli non ha più quella forza di fine XIX secolo. Protagonisti indiscussi delle sue tele nei pimi del secolo sono i cavalli realizzati con estrema cura e meticolosità come nel dipinto Antica Canzone che sebbene utilizzati a cornice del dipinto divengono il fulcro della composizione facendo finire la scena degli innamorati in secondo piano. Barison ormai anziano penso di godersi la vecchiaia ma purtroppo arrivò la guerra che lo costrinse ad emigrare a Pegli in Liguria, dove vi soggiornò dal 1915 al 1918 in casa del genero Roberto Amadi e della figlia Estrer. La morte di sua moglie Giulia nel 1926 cambiò totalmente la vita di Barison, per volere dei figli non abbandona del tutto la pittura. 

 

 

Bibliografia 

 

 

Matteo Gardonio, Giuseppe Barison, Trieste, 2006