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Il Ferroviere

 

Anno: 1956

 

 

Durata: 118 min. 

 

Colore: B/N 

 

Genere: Drammatico 

 

Regia: Pietro Germi

 

 

Produttore: Carlo Ponti per Enic 

 

Fotografia: Leonida Barboni 

 

Montaggio: Dolores Tamburini 

 

Musiche: Carlo Rustichelli 

 

Scenografia: Carlo Egidi 

 

 

Interpreti e personaggi

 

 

Pietro Germi: Andrea Marcocci

 

Luisa Della Noce: Sara Marcocci

 

 

Sylva Koscina: Giulia Marcocci

 

Saro Urzì : Gigi Liverani

 

 

Carlo Giuffrè : Renato Borghi

 

Renato Speziale: Marcello Marcocci

 

 

Edoardo Nevola: il piccolo Sandro Marcocci

 

Riccardo Garrone: amico di Marcello

 

 

Amedeo Trilli: oste

 

Antonio Acqua: commissario Doppiatori originali

 

Gualtiero De Angelis: Andrea Marcocci

 

Dhia Cristiani: Sara Marcocci

 

 

Lydia Simoneschi: Giulia Marcocci

 

 

Manlio Busoni: Gigi Liverani

 

Giuseppe Rinaldi: Marcello Marcocci

 

 

Renato Turi: amico di Marcello

 

Mario Besesti: il commissario

 

 

Trama

 

 

Notte di Natale. Il macchinista di treno Andrea, di ritorno dal suo duro lavoro, fa la solita sosta serale all’osteria per bene un bicchiere di vino e incontrasi con i suoi amici. Negli anni cinquanta, l’osteria era il luogo d’incontro delle persone, specie anziani, per passare il tempo in compagnia e per scambiare opinioni e notizie. Benchè il suo amico Gigi, macchinista anche lui, se ne sia già andato, Andrea si abbandona al vino, la droga, dei poveri in quegli anni. Sarà suo figlio Sandrino a riportarlo a casa. Tornato alticcio a casa, scopre che non c’è nessuno, poichè la figlia Giulia, incinta, si era sentita male ed erano andati tutti a casa sua. In un flashback scopriamo che Andrea si era scontrato spesso con Giulia e l’aveva obbligata a sposare l’uomo che non amava di cui però era incinta. Il figlio atteso nascerà morto, motivo in più di contrasto nella coppia; Giulia non riuscirà a sanare il suo matrimonio ed alla fine lascerà il marito. Anche l’altro figlio ormai adulto che sogna una vita diversa da quella del padre ma che non fa nulla per riuscire ad averla, si ribellerà al padre e lascerà la casa quando questi, durante una furiosa lite, incolperà la moglie, una tipica donna di casa, sottomessa e parafulmine delle tensioni familiari di essere la causa a delle disgrazie della famiglia. Accanto ad Andrea rimarranno la moglie e il piccolo Sandro, che pur amando senza condizioni il padre sarà anche lui motivo di rimproveri per la sua cattiva riuscita a scuola. Andrea si sentirà sempre più solo e deluso con l’unico sfogo del suo amico Gigi con cui si confida durante i massacranti turni di guida ai treni. Sarà proprio durante uno di questi lungi viaggi che Andrea investirà una suicida che si getta sotto il treno. Pur esente da responsabilità rimarrà ovviamente turbato e nel proseguimento del viaggio, abbagliato dal sole, non vedrà un segnale di arresto ed eviterà per un soffio un disastro ferroviario: la cattiva fama di bevitore gli farà assegnare dalla direzione ferroviaria incarichi secondari ed umilianti per lui, che era stato sempre fiero del suo lavoro. Andrea, sconvolto dall’episodio per essere stato la causa, si pure involontaria, della morte dello sconosciuto, comincerà a chiudersi in se stesso non credendo più nella amicizia dei suoi compagni ferrovieri da cui si è sentito abbandonato durante l’inchiesta seguita all’incidente. Per questo in occasione di uno sciopero egli invece continuerà a lavorare segnato a dito come crumiro da tutti e disperatamente difeso dal piccolo Sandro. La grave malattia cardiaca che colpirà la travagliata vita di Andrea sarà l’occasione per il ricostruirsi degli affetti intorno a lui. La vigilia di Natale Andrea tornerà ad avere intorno a sé l’affetto dei suoi figli e dei suoi amici e capirà che la causa dei suoi guai è stata l’intransigenza e la sua chiusura al mondo che sta velocemente cambiando. Riprenderà a suonare la chitarra , compagna delle sere passate in allegria all’osteria, per manifestare il suo amore alla moglie che non l’ha mai abbandonato, ma propria allora la morte lo coglierà. 

 

Critica

 

 

Attraverso la vita del ferroviere Germi ci dà uno spaccato sociologico dell’Italia popolare e proletaria degli anni cinquanta appena uscita dalla seconda guerra mondiale. Cominciavano allora manifestarsi i segni di quei problemi familiari e sociali che travagliarono, durando in parte tuttora, la vita italiana in rapido mutamento. Sono presenti infatti i temi del contrasto tra le generazioni, delle lotte sindacali per dure condizioni di lavoro, il mutamento dei valori morali a cui Andrea, uomo autoritario legato al passato non sa e non vuole adeguarsi.

 

Il mondo sta velocemente cambiando,come i suoi treni, intorno ad Andrea, ma egli non se ne rende conto.

 

 

“ Come osserva Mario Sesti, il ferroviere può essere confrontato all’altro grande monumento cinematografico di melodramma e realismo, Rocco e i suoi fratelli, due film che affrontano un vero corpo a corpo con quello che si può considerare il mito più profondo dell’inconscio, della Storia e della struttura sociale di questo paese: l’unità della famiglia”. 

 

Il tutto e trattato in modo emozionale dal regista, che facendo leva sui sentimenti degli spettatori più che sulla loro ragione li coinvolge e li fa partecipi. Il film è stato accusato di sentimentalismo e di usare tono melodrammatici ma non si è capito, da parte soprattutto di quei critici ideologicamente prevenuti, per i quali la libertà espressiva e politica di Germi era scomoda e troppo disinvolta,che questa è la visione del mondo di Andrea che vive e giudica la società del suo tempo in modo istintivo e fortemente passionale.

 

La storia, pur ricca di sentimenti, alla fine non appare melensa, ma al contrario, anche per merito dello sceneggiatore, Alfredo Giannetti e della grande e sanguigna interpretazione di Pietro Germi, è sincera ed autentica.

 

 

 

Appassionato in particolare il giudizio che del film dà Ermanno Olmi:

 

 

Settembre 1961, a Roma. Da Rosati a via Veneto. Germi lo trovai sempre lì al bancone del bar, seduto davanti a un bicchiere di vino. Non era una posa d’artista: era davvero nella sua natura starsene silenzioso a pensare sorseggiando del buon vino. Se non avessi saputo ch’era un celebre regista e anche attore avrei detto, per istintiva sensazione, poteva essere un ferroviere. Perché mi ricordava mio padre con lo avevo in mente da bambino: anche lui ferroviere. Gente solida, buoni bevitori ma rigorosamente sobri in servizio. Quel giorno di settembre, fu proprio Germi a rivolgermi il saluto. Fin ad allora, io lo incontravo spesso lì, ma non avevo mai osato importunarlo. Mi disse che aveva visto il posto, il mio film che era stato alla Mostra di Venezia e che gli era piaciuto.

 

Io gli confidai la grande emozione ( e le lacrime !) per il suo ferroviere. 

Ma al di là della grazie sublime dell’opera di una rara potenza poetica! c’era per me una ragione particolare, che mi faceva amare in modo speciale quel suo film: riguardava la mi stessa vita e quella di mio padre che aveva attraversato le stesse vicende del ferroviere.