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Ettore Fieramosca

 

Ispirato alla celebre disfida di Barletta e alla figura di Ettore Fieramosca, il film possiede un afflato epico e un’impronta marcatamente nazionalistica che piacquero alle gerarchie fasciste dell’epoca. Il lungometraggio consacrò la fama di uno fra i massimi interpreti della cinematografica italiana d’anteguerra: Osvaldo Valenti, che si distinse nel ruolo del cinico e sprezzante uomo d’arme francese Guy de la Motte.

 

Ebbe una parte nella pellicola anche il Generale Giovanni Minuzzi , Maestro d’Armi preso l’Accademia di scherma del Foro Italico in Roma, Blasetti lo volle come controfigura di Osvaldo Valenti durante le riprese dei  duelli.

 

Note cinematografici

 

Titolo: Ettore Fieramosca

 

Paese di produzione: Italia Anno: 1938

 

Durata: 114 min Colore: B/N

 

Audio: Sonoro

 

Genere: drammatico, storico, epico Regia: Alessandro Blasetti

 

Soggetto: Massimo D’Azeglio

 

Sceneggiatura: Alessandro Blasetti, Cesare Vico Lodovici, Augusto Mazzetti,

 

Vittorio  Nino  Novarese

 

Produttore: Nembo Film

 

Fotografia: Mario Albertelli

 

Montaggio: Alessandro Blasetti, Ignazio Ferronetti

 

Musiche:Alessandro Cicognini

 

Scenografia: Giuseppe Procehddu, Ottaviano Scotti

 

Costumi; Vittorio Nino Novarese

 

 

Attore

 

Gino Cervi

 

Mario Ferrari

 

Elisa Cegani

 

Osvaldo Valenti

 

Lamberto Picasso

 

Corrado Racca

 

Clara Calamai

 

Umberto Sacripante

 

Carlo Duse

 

Mario Mazza

 

Andrea Checchi

 

Oretta Fiume

 

Arnoldo Foà

 

Otello Toso

 

Giovanni Onorato

 

Mario Gallina

 

Gemma Bolognesi

 

Renato Chiantoni

 

Amedeo Trilli

 

Diana Lante

 

Tao Ferrari

 

Note

 

Prodotto dalla Nembo Film di Vincenzo Genesi e Attilio Fattori, il film fu girato per gli interni Titanus alla Farnesina a Roma.

 

« Il mito Ettore Fieramosca è tutto nella rivendicazione dell’onore nazionale.. Blasetti ha evocato e distribuito i fati con ritmo ariostesco. Uomini e masse manovrano con precisione ed efficacia ammirevoli, i caratteri sono limpidi ed espressivi, i luoghi intensamente eloquenti, e il parlare è forbito ed inciso,rude schietto quando occorre rapido. E’ forse un po’ convenzionale il colore delle orge, con quelle danzatrici da stampa archeologica. Ma i trapassi sono così rapidi che quelle gambe appena velate sono pose in oblio da cosciali di acciaio arabescato…»

 

Bibliografia

 

Cipriani Efisio  Oppo, nel la Tribuna (1938)